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Dislessia nei bambini: come riconoscerla in tempo

person Pubblicato da: Valeria Iavarone list In: News

La dislessia è una patologia che fa parte della cerchia dei disturbi specifici dell’apprendimento. Sono come indica in nome, delle problematiche legate alle difficoltà nel leggere, scrivere oppure fare i calcoli. Riconoscerle subito già nei bambini piccoli permette di crescere a affrontare la scuola in modo completo, senza difficoltà e con piena consapevolezza di sé stessi. Riconoscendola in tempo si permette al bambino di essere aiutato, corretto ed evitare disagio e frustrazione. Ecco i consigli utili su come diagnosticare e affrontare la dislessia in modo sereno.  

Cos’è la dislessia?

Secondo recenti statistiche, la dislessia è un disturbo che colpisce circa l’8-10% dei bambini in età scolare, con una predisposizione maggiore per i maschi rispetto le femmine. Si tratta di un problema legato all’apprendimento della lettura, ovvero il soggetto affetto avrà difficoltà nel decifrare cosa sta leggendo e nel capire realmente il testo letto. Inoltre il bambino tenderà a confondere le lettere simili come la m o la n, la b e la d o a confondere quelle con un suono simile, esempio la v e la f. durante la lettura invertirà le lettere nelle sillabe oppure le sillabe direttamente nelle parole. Alcuni soggetti omettono anche alcune lettere nelle parole o ne aggiungono altre. 

In linea generale, specialmente nei casi difficili, il bambino vede la lettura come una sorta di punizione e si rifiuta di farlo, in particolare in presenza di un pubblico. Inoltre è comune manifestare difficoltà nell’esprimersi, formulare frasi complete ed organizzare le idee.

Come riconoscere la dislessia?

Riconoscere la dislessia in tempo è importantissimo per il benessere del bambino. Non sempre però le maestre o i familiari si accorgono subito del problema. I primi segnali di dislessia in un bambino in età scolare sono:

  • Il bambino dopo aver compiuto il primo anno di età non parla o parla pochissimo;
  • Confonde e mescola i suoni nelle parole; 
  • Dopo i quattro ani non riesce a fare le rime e ha difficoltà nel trovare parole adatte;
  • Non riesce ad allacciarsi le scarpe in modo autonomo dopo i cinque anni;
  • Sul quaderno non riesce a gestire lo spazio, confondendo o mescolando sopra e sotto e destra con sinistra;
  • Le lettere dell’alfabeto sono difficili da ripetere senza l’aiuto di una filastrocca;
  • Ha difficoltà a tenere la matita in mano in modo corretto;
  • Fatica a formare le frasi.

Di solito questi sintomi compaiono in età scolare, dai 7 anni in poi, ma in alcuni casi già a 5 anni la famiglia o le maestre possono intuire che c’è qualcosa che non va. 

Di solito il percorso di riconoscimento è molto semplice. Una volta instaurato il dubbio che il bambino possa essere dislessico basta rivolgersi al centro ASL di competenza e chiedere un consulto presso l’azienda sanitaria specializzata nei disturbi del neuro-sviluppo. Durante la visita il medico sottoporrà al bambino dei test e dopo un colloquio ci sarà il responso.

Curare la dislessia, si può?

La prima cosa da specificare riguarda la tempestività con cui viene identificata la dislessia. Ovviamente prima si capisce che il bambino è dislessico, più facile sarà aiutarlo e vedere dei miglioramenti. È fondamentale che famiglia, psicologi e docenti agiscano in modo coeso.

Il primo lavoro andrà fatto in ASL. Il bambino sarà sottoposto a diversi test per perfezionare la diagnosi e segnalare eventuali disturbi uditivi, neurologici, visivi o in alcuni casi familiari. Dopodiché sarà compito dell’ortofonista rieducarlo nel linguaggio e talvolta anche l’aiuto dello psichiatra può essere essenziale.

A scuola i docenti possono valutare un’organizzazione diversa sia dei compiti a casa che delle lezioni, attuando una serie di misure compensative e dispensative per raggiungere gli obiettivi prefissati, tramite la stipula di un PDP ovvero il Piano Didattico Personalizzato

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