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Come affrontare la perdita di un arto: info utili

person Pubblicato da: Valeria Iavarone list In: News

La perdita di un arto è un evento estremamente traumatico che cambia di netto la vita del paziente. L’amputazione consiste nella perdita accidentale o nell’asportazione chirurgica di un arto o di una parte di esso. Le cause della perdita accidentale sono imputate ad un evento traumatico, come un indicente o uno schiacciamento, mentre l’asportazione chirurgica è dovuta ad una patologia in atto, come ad esempio in caso di tumore maligno. L’amputazione può essere totale o solo parziale e può interessare sia gli arti superiori che inferiori, partendo dalle dita.

L’amputazione in tutte le sue fasi

Operazione

I medici costretti ad eseguire l’amputazione o ad offrire assistenza immediata ad un soggetto in cui è avvenuta la perdita traumatica di un arto, devono valutare attentamente a quale livello sia meglio procedere con la recisione.

Il team medico procede ad interrompere l’apporto di sangue dalla zona d’asportare così da prevenire emorragie copiose ed improvvise. Dopodiché si sezionano i muscoli con molta attenzione e si taglia l’osso con una sega oscillante. I lembi di pelle e le fibre muscolari vengono poi posizionate sopra al moncone e il tutto richiuso con i punti. Quando parliamo di moncone facciamo riferimento a ciò che resta dell’arto amputato. L’ampiezza dell’amputazione è stabilita prendendo in considerazione due parametri:

-          Consentire un’adeguata irrorazione arteriosa;

-          Permettere l’utilizzo della protesi ortopedica.

Cicatrizzazione del moncone e riduzione dell’edema

All’operazione seguono diverse fasi di guarigione. La prima è la cicatrizzazione del moncone. Subito dopo l’intervento questo apparirà bendato e con drenaggi per fluidi e sangue, rimossi durante la convalescenza. La cicatrizzazione esterna della ferita impiega dalle tre alle quattro settimane, ma ci vuole anche un anno affinché avvenga una guarigione completa che interessi tutti i tessiti coinvolti nell’amputazione.

Il tessuto cicatriziale deve risultare morbido ed elastico, ma anche resistente, consentendo così al paziente d’indossare la protesi. Durante questo processo il paziente può avvertire diversi tipi di dolore che includono dolore osseo, legato alla ferita o ai nervi danneggiati.

Oltre alla cicatrice, durante il post operatorio bisogna concentrarsi sull’edema (gonfiore). Impiegherà circa una settimana a riassorbirsi. Nei primi giorni l’obiettivo è minimizzare il gonfiore e mantenere costante il volume dell’arto. Dapprima si procederà con il drenaggio linfatico, dopodiché all’utilizzo di cuffie o bendaggi a compressione su tutta la superficie del moncone. Lo scopo finale della terapia è:

-          Ridurre precocemente l’edema;

-          Ripristinare la corretta circolazione;

-          Ridurre il dolore;

-          Accelerare il modellamento dei tessuti.

Tutto ciò servirà per procedere con il calco del moncone e quindi realizzare la protesi su misura.

Generalmente la convalescenza in ospedale dura tre o quattro settimane, ma a secondo delle tempistiche di guarigione soggettive che variano da persona a persona, il paziente potrebbe essere dimesso prima e procedere con i bendaggi a casa propria o presso una clinica specializzata.

La riabilitazione

Dopo la guarigione del moncone, il passo successivo è l’utilizzo della protesi.  Il trattamento sarà eseguito in una clinica riabilitativa. L’obiettivo è preparare il paziente ad affrontare la vita quotidiana con la protesi. Si partirà da una protesi temporanea, studiata assieme al chirurgo ortopedico. Seguirà quindi un periodo che possiamo definire di rodaggio. La protesi aiuterà il paziente a ristabilire la mobilità. Il periodo di riabilitazione varia in base ai progressi del soggetto che cambiano per età, tipologia di amputazione, stato di salute di base e tipo di protesi e così via.  Di solito i ragazzi rispondono meglio e velocemente alla riabilitazione, mentre gli anziani impiegano più tempo.

Presso le cliniche riabilitative o gli ospedali sono presenti diversi percorsi psicologici che possono aiutare il paziente a superare le difficoltà che sta vivendo in quel momento. Oltre al dolore fisico e ad un cambiamento radicale nel proprio corpo, il soggetto amputato vive un gran disagio psicologico. La mancanza di una parte del corpo, in particolare nei soggetti giovani, causa una perdita di autostima, una bassa considerazione di se stessi ed inevitabilmente la depressione.

La terapia psicologica può aiutare tanto non solo per accettare il cambiamento d’identità, ma anche ad affrontare una delle più famose complicanze dell’amputazione, la sindrome dell’arto fantasma.

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