Aumento pensione d’invalidità 2021

person Pubblicato da: Valeria Iavarone list In: News Data:
Aumento pensione d’invalidità 2021

L’aumento della pensione d’invalidità in vista del 2022 non è utopia. Conferme da parte dell’INPS riguardano proprio la mensilità di ottobre 2021 come da comunicato stampa. Ma facciamo chiarezza e vediamo chi riceverà l’aumento ed eventualmente come richiederlo.

 

Chi percepisce la pensione d’invalidità?

La pensione d’invalidità viene erogata a favore di quei lavoratori a cui è riconosciuta dall’INPS l’inabilità totale al lavoro al 100% o permanente tramite un assegno mensile su tredici mensilità di 287,09 euro. Per poter usufruire del servizio bisogna essere in possesso della certificazione relativa rilasciata dall’Asl di appartenenza che attesti l’inabilità totale al lavoro o l’invalidità permanente. Rientrano in questa categoria tutti i soggetti con un’età compresa tra i 18 e i 65 anni. La somma mensile varia in base alla percentuale d’invalidità. La pensione d’invalidità non è unica, ma viene distinta in sussidi per:

  • Invalidi civili;
  • Ciechi civili;  
  • Sordi.

Per questi soggetti il sussidio viene erogato purché sussista una condizione economica ben precisa circa il limite di reddito personale annuo. 

 

L’aumento della pensione d’invalidità 2021

Con la pronuncia della Corte di Cassazione nel 2020 e relativa sentenza numero 152 che ritiene incostituzionale l’articolo 38 della legge 448/2001, ovvero l’erogazione della pensione di vecchiaia composta dal “milione di lire”, convertita a 651,51 euro solo agli over 60, c’è stata una rivalutazione della somma di reddito per gli invalidi civili. In soldoni la Consulta ha definito la somma mensile di 287,09 euro inidonea ad assicurare al disabile quel “minimo vitale” per poter vivere dignitosamente, affinché i soggetti che non hanno altre entrare per sussistersi possano accedere alle cure, visite ecc. La Corte Costituzionale ha quindi obbligato lo stato da luglio 2020 ad aumentare la somma mensile a 651,51 euro, corrispettivo ad oggi erogato per tutti i soggetti con più di 65 anni di età (pensione di vecchiaia). Così facendo c’è stata un’equiparazione delle pensioni, garantendo a tutti una somma corretta e giusta per poter vivere dignitosamente. 

Purtroppo però questo aumento secondo l’INPS non spetta a tutti. Esistono infatti dei paletti da rispettare. Il reddito da non superare per percepire la somma “aumentata” sono di:

  • 8.469,63 euro come reddito personale; 
  • 14.447,42 euro come reddito cumulato con quello del coniuge.

Chi rientra con il reddito proprio o congiunto con il coniuge in queste due fasce può richiedere l’aumento della pensione d’invalidità che verrà riconosciuta già da ottobre 2021. 

Come comportarsi se non si rientra nei redditi dell’INPS?

Molti sono gli invalidi civili che si sono visti negare l’aumento sulla pensione. La maggior parte di essi sono coloro che superavano il reddito congiunto i 14.447,42 euro o chi ha un’invalidità certificata tra il 74% e il 99%. Così facendo entrambe le categorie continueranno a percepire la somma di 287,09€ mensili, importo che la Cassazione ha definito troppo basso per vivere decorosamente. Ribaltando quanto previsto dal comma 5 articolo 38 della legge numero 448 del 2001 l’INPS ha generato pensionati d’invalidità di serie a e b, creando una disparità di trattamento nella medesima categoria. 

Secondo alcune indiscrezione e le richiedere avanzate al ministro per la disabilità, nel 2022 questa problematica dovrebbe essere affrontata, dando la precedenza alla categoria di soggetti con invalidità non al 100% ma compresa tra il 74 e il 99 percento, per poi toccare la problematica dei redditi congiunti con il coniuge. 

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