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Anziani e declino celebrale: la nuova scoperta della scienza

person Pubblicato da: Valeria Iavarone list In: News

Il declino celebrale con l’avanzare dell’età è un effetto fin ora irreversibile che causa nelle persone anziane deficit mentali. Da un recente studio è emerso come una molecola che circola nei vasi sanguigni e interagisce con il cervello sia capace di contribuire all’invecchiamento celebrale e come bloccandola, sia possibile rallentare il processo degenerativo.

La ricerca iniziale

Tutta la ricerca è iniziata dalla strabiliante presa di coscienza da parte degli scienziati di come il sangue di un topo anziano iniettato nel cervello di un topo giovane peggiora la cognizione e gli indicatori biologici della salute celebrale. Ma è vero anche il contrario, ovvero il plasma dei topi giovani infuso in soggetti anziani contribuisce a ringiovanire il cervello invecchiato.

Queste prime scoperte e le successive sono state condotte alla Stanford University dal neurobiologo Tony Wyss-Coray. Il dottore era alla ricerca di quei componenti presenti nel plasma che causano l’invecchiamento celebrale.

Una delle prime scoperte del neurobiologo è stata circa una proteina, che diminuisce con l’età e ha dei benefici importanti.  Ma ciò che destava tanto curiosità era la capacità di queste molecole d’interagire dal sangue con il cervello. Così come dichiarato su “Nature Medicine” il 13 maggio, il team di Wyss-Coray ha affermato che l’interazione sangue-cervello avviene attraverso i vasi sanguigni. Questa intuizione ha portato gli scienziati a concentrarsi su quelle proteine che hanno a che fare con la vascolarizzazione e cambiano con l’aumentare dell’età.

VCAM1: cos’è e come funziona?

Una cellula in particolare, la VCAM1 (Vascular Cell Adhesion Molecule-1), diventa più abbondante con la vecchiaia. Tale proteina sporge dalle cellule endoteliali che rivestono i vasi sanguigni. Il suo compito è di attaccarsi alle cellule immunitarie che passano nel plasma, quali globuli bianchi e leucociti. Una volta legata alle cellule immunitarie, risponde alle lesioni o alle infezioni aumentandone il numero e innescando la reazione immunitaria. Il perfetto equilibrio nel sangue è mantenuto da un enzima che elimina la VCAM1 dalle cellule che rivestono i vasi sanguigni, così da mantenere i livelli di proteina stabili.

Secondo la Dottoressa Dena Dubal, neuroscienziata all'Università della California a San Francisco: “La disfunzione cognitiva associata all'invecchiamento è una delle nostre maggiori sfide biomediche, per la quale non abbiamo nessuna terapia medica efficace. È una linea d’indagine molto importante; ha implicazioni enormi."

Quando il cervello invecchia vengono prodotte più cellule immunitarie, la microglia.  Tali cellule, definite spazzine, hanno una funzione di pulizia di routine.  La microglia però, quando entrano in stato infiammatorio producono radicali liberi e citochine, attivando così non più un servizio di “pulizia” ma causando una confusione generale riempiendo il corpo di spazzatura.  Un altro sintomo dell’invecchiamento celebrale è la diminuzione di cellule nuove celebrali nella regione dell’ippocampo.

I test

Il gruppo di scienziati ha attuato due tecniche per bloccare VCAM1:

1-      Cancellazione genetica della proteina dal cervello dei topi;

2-      Infusione di un anticorpo che si lega alla proteina e impedisce di legarsi alle cellule immunitarie.

Entrambe le tecniche sono state un successo hanno sia bloccato l’invecchiamento celebrale nei topi giovani che erano stati iniettati con sangue invecchiato, ma hanno anche bloccato direttamente l’invecchiamento celebrale nei topi anziani.

Per verificare il funzionamento del trattamento i topi sono poi stati sottoposti ad un test di apprendimento e di memoria, con l’obiettivo di capire se il soggetto trattato ricordava quale foro poteva attraversare in sicurezza. Il neurobiologo afferma che i topi anziani si comportavano come quelli giovani, imparando e poi ricordando il percorso corretto.

I ricercatori hanno quindi ipotizzato che le citochine nel sangue invecchiato inducano le cellule endoteliali a produrre più VCAM1. Quando i leucociti si legano alla proteina, inducono il cervello ad attivare la microglia, che provoca un ambiente infiammatorio e il blocco della produzione di nuovi neuroni.

Come poter sfruttare queste scoperte per rallentare o bloccare l’invecchiamento celebrale?

Secondo gli scienziati, il metodo per combattere l’invecchiamento celebrale è ridurre l’attività a livelli normali di VCAM1 come accade naturalmente nei soggetti giovani. In alternativa si potrebbero arrestare i segnali che dicono al cervello di infiammarsi. L’ipotesi è di produrre un anticorpo VCAM1 e di testarlo sulle persone con cognizione diminuita in seguito ad ictus.  Capire l’intero processo d’infiammazione e invecchiamento del cervello è fondamentale per liminare gli effetti collaterali e produrre una terapia sicura ed efficacie per l’uomo.

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