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Vedovanza in età senile: come affrontarla?

person Pubblicato da: Valeria Iavarone list In: News

Secondo una ricerca americana effettuata presso l’Università di Seoul e pubblicata su The American Journal of Geriatric Psychiatry condotta da Giyeib Kim, i vedovi anziani sono più esposti al declino cognitivo. Oltre al dolore della perdita del coniuge, la morte del compagno/a di vita causa un’accelerazione dell’invecchiamento mentale ed una maggior propensione ad essere affetti dall’Alzheimer.  Come combattere il dolore della perdita e rallentare il decadimento dell’intelletto? 

 

Il lutto negli anziani 

Perdere il coniuge, specialmente negli anziani, è una delle esperienze più dolorose. Non avere più accanto la persona con cui si è trascorsa tutta la vita è difficile da superare, in particolare in età senile. Con la parola “lutto” facciamo riferimento a quella condizione di profondo dolore e sconforto che provano le persone quando viene a mancare un parente, un amico o un conoscente a cui si teneva molto. È un momento di profonda sofferenza che richiede tempo e accettazione della situazione. L’accettazione e l’elaborazione del lutto è un processo intimo, poiché ogni persona ha i suoi tempi e l’affronta in modo diverso. Negli anziani questo processo influisce negativamente sulla salute mentale e fisica, considerando che gli attuali anziani sono persone cresciute con i valori del matrimonio, quando il divorzio anche se legale era visto come un tabù e non praticato. Ciò comporta matrimoni lunghi e duraturi, due persone che hanno affrontato i momenti brutti e belli della vita sempre insieme. Per questo i nostri nonni o i nostri genitori quando vivono la scomparsa del coniuge sono soggetti a conseguenze a livello conscio ed inconscio. 

Quali sono le conseguenze della vedovanza in età senile? Dalle ricerche effettuate gli anziani soggetti alla perdita del coniuge manifestano con:

-       Senso di vuoto e disorientamento;

-       Ansie;

-       Attacchi di panico; 

-       Crisi d’identità;

-       Senso di colpa.

In particolare il senso di colpa è nei confronti del marito o moglie morti ed il sentirti in vita al posto loro.

Le fasi del lutto

Nel 1969 la psichiatra svizzera Elisabeth Kübler-Ross, ha elaborato un modello a cinque fasi che descrive come reagisce una persona nei confronti del lutto, così da poter comprendere e aiutare chi ne ha bisogno. Non è un modello rettilineo, poiché alcune fasi possono alternarsi o presentarsi senza un ordine preciso e a diversa intensità. 

La prima fase è quella del rifiuto. Segue quella della rabbia che si manifesta con paura, disperazione e sensi di colpa diretti sia a sé stessi che ai familiari. C’è chi lo affronta chiedendo aiuto e chi invece si chiude in sé stesso.

La terza fase è il patteggiamento, ovvero si affronta il lutto del coniuge come una situazione momentanea e risolvibile. La quarta fase è quella più pericolosa e sofferente quando si affronta la morte del coniuge. È la fase della depressione, quel momento in cui si prende consapevolezza della perdita. Ci si sente tristi, soli, vuoti ed impotenti. 

L’ultima fase è quella dell’accettazione. L’anziano ha avuto modo e tempo per elaborare ciò che è successo ed inizia a rivalutare la propria condizione. 

Suggerimenti per aiutare l’anziano/a vedovo/a

Gli psicoterapeuti in questa situazione di perdita suggeriscono di aiutare l’anziano a riprendere le attività quotidiane come prima, sia quelle che si facevano insieme che da soli. Stare il più possibile con familiari ed amici e realizzare piccoli progetti è un’ottima soluzione per affrontare il lutto. La presenza di animali da compagnia migliora molto la condizione dolorosa, sia dal punto di vista della solitudine sia come attività che tiene occupati. 

Mai forzare o accelerare i tempi, ognuno ha i suoi ritmi. Non va in alcun modo sminuito o giudicato il rapporto con il coniuge. Offrirsi come compagnia per le visite al cimitero senza però essere invadenti è di supporto. Non aver paura di condividere i ricordi della persona defunta. Frasi come “era anziano ha vissuto la sua vita”, “ha smesso di soffrire”, “non vorrebbe verti piangere” sono da evitare, meglio restare in silenzio ed esprimere il cordoglio con piccoli gesti come un abbraccio o una carezza. 

Nel caso in cui l’anziano affronti la vedovanza con aggressione o eccessiva chiusura in se stesso, lasciandosi andare fisicamente ed emotivamente, non volendo più assumere farmaci o non mangiando, è il caso di rivolgersi ad uno specialista che possa aiutare il soggetto ad affrontare il lutto. 

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